Giorno 175:QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 7 di 10

Questo è uno dei giorni più intensi di tutta la vacanza, le cose da vedere sono tante e le ore a disposizione son sempre ventiquattro. Partiamo presto dalla nostra guesthouse immersa nel nulla e prendiamo subito la strada principale, direzione Hvolsvöllur. La prima fermata è a Jökullsarlon, dove il più grande ghiacciaio europeo riversa gli iceberg che si staccano dalle sue sponde.

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Il posto è davvero pienissimo di turisti, d'altro canto questa zona dell'Islanda è la più battuta in assoluto. Gli icebergs sono enormi, hanno forme e colori pazzeschi, quasi innaturali. Pensare che questi ghiacci hanno migliaia e migliaia di anni mi fa impressione.

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Mentre giriamo per questa laguna fa capolino dall'acqua una foca, che poco dopo viene raggiunta da altre due. Ci spostiamo verso la spiaggia adiacente per vedere l'incontro fra ghiacciaio ed oceano, ma non faccio alcuna foto perché il sole del mattino non permette di ottenere dei risultati soddisfacenti. Qui mi porterò via un po' della sabbia nera presente sulle sponde, che adesso riposa in una bottiglia di vetro nel mio studio fotografico.

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Ci fermiamo anche ad una seconda laguna piena di Iceberg, che però non è altrettanto mozzafiato come quella appena vista. Riprendiamo la macchina e durante tutto le ore successive, sullo sfondo avremo sempre il ghiacciaio Skaftafell, davvero impressionante.

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Dopo una veloce pausa pranzo, ripartiamo alla ricerca del relitto di un aereo, che non è segnalato in alcun modo. Per arrivare sul posto percorriamo la strada principale, circondata completamente da campi di lava che si estendono a perdita d'occhio, interrotti solo dal ghiacciaio.

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Non facciamo troppa fatica a trovarlo perché nonostante non ci siano indicazioni, c'è un enorme parcheggio pieno di auto. La camminata è piuttosto lunga, circa 45 minuti per andare e 45 per tornare, e fare foto a questo "monumento" è reso estremamente difficile dalla quantità di persone presenti.

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Ripresa l'auto ci spostiamo alla prima, maestosa cascata della giornata: Skógafoss. La si vede già dalla strada, la quantità di acqua che sposta è tantissima. Purtroppo anche qui sembra di parcheggiare l'auto la domenica all'Ikea, purtroppo il tempo è poco e non possiamo aspettare e dopo poche foto ripartiamo.

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Adesso è il turno di una piscina calda dismessa, non facciamo fatica a trovarla, la quantità di gente non è paragonabile alle ultime cose che abbiamo visto, ma comunque di gente cen'è. Io scelgo di non fare il bagno, l'acqua ha un colore che non mi convince troppo.

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Una volta saliti in auto ci dirigiamo verso quella che secondo me è la cascata più bella che ho visto fino ad ora: Seljalandsfoss. La cascata in sé non è alta e non ha una portata paragonabile ad altre già viste, ma ha la particolarità di poterle girare a 360 gradi.

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Ci prepariamo per evitare di bagnarmi, mettendo k-way e pantaloni anti pioggia e iniziamo ad avvicinarci. L'ora è tarda e il sole è particolarmente basso. Dopo alcune foto la nostra stella fa capolino dalla roccia, e colora di arancione la cascata, una scena che difficilmente dimenticherò, una delle scene più belle della mia vita.

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Completiamo il giro della cascata e scappiamo a mangiare, perché nonostante ci sia luce, sono comunque le nove di sera. 

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Dopo più di 400km in auto e 13 fatti a piedi, la giornata è finita. Ci sarebbero tutti i presupposti per vedere l'aurora boreale, ma siamo tutti sfiniti e sprofondiamo nel letto a dormire. Domani dovremmo fare il circolo d'oro e, se ci avanza tempo, anche un giro alla famosa Secret Lagoon.

Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebook ed Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!

Giorno 174: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 6 di 10

Ci alziamo con la solita calma e la padrona di casa (siamo in un airbnb) ci offre una tazza di caffè. Prima di fare le valigie mi cade l'occhio su una foto di un depliant che rappresenta una cascata che non conosco: Flogafoss. Chiediamo informazioni e scopriamo che è quasi di strada, per cui decidiamo di andarci. Ci fermiamo nel paese successivo per completare la colazione e partiamo per la prima inaspettata tappa. Nello scendere dall'auto scopriamo che il braccetto della nostra suzuki si è rotto, cerchiamo di sistemarlo e purtroppo, senza successo. Un po' preoccupati ci incamminiamo verso la cascata. Il percorso è abbastanza accidentato, guadiamo il piccolo torrente un paio di volte prima di raggiungere il posto. L'acqua compie un salto di sessanta metri ed è davvero mozzafiato.

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Dopo aver fatto qualche foto ripartiamo. L'autostrada principale ci fa fare il giro della costa, il vento che spazza chilometri e chilometri di parco naturale è fortissimo e sposta anche l'auto.

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Durante il tragitto ci fermiamo per mangiare e la fortuna vuole che nel paese ci sia l'unica officina che abbiamo trovato fino ad ora e il meccanico ci sistema il problema senza chiederci nemmeno una corona.

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Nel paese ci sono delle installazioni artistiche, che però sinceramente non mi colpiscono granché. Mentre guidiamo ci fermiamo spesso per fare alcune foto al paesaggio, e mi accorgo che potremmo essere nei dintorni di Stokksnes, uno dei luoghi per l'islanda mi ha rapito il cuore. 

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La benzina scende velocemente, per cui prima di andare in uno dei luoghi più spettacolari dell'isola, andiamo a Höfn per fare rifornimento. Una volta arrivati in location scopriamo che è l'unico posto dove si paga per entrare, e dopo tanta strada, anche se di controvoglia, pago le 800 corone necessarie per entrare.

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La sabbia nera è quasi irreale, questi pennacchi verdi che spuntano dal nulla sembrano parte di un set cinematografico, le raffiche di vento alzano la sabbia, che mi colpisce mentre cerco di portare a casa la foto. Uno sforzo che ripaga ampiamente il risultato.

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Ci spostiamo nuovamente in città per cenare, i miei compagni si viaggio durante la mia assenza hanno scoperto che i ristoranti costano moltissimo, per cui ripieghiamo su una pizzeria. Inizialmente un po' titubante, mi convinco. I prezzi della nostra pietanza sono davvero folli, ma almeno è la migliore che ho mangiato al di fuori dell'Italia. La città di Höfn non ha molto da offrire, fatta eccezione per un'installazione artistica che rappresenta il sistema solare in scala ridotta, facendoti passeggiare su un lungomare che ci regala un tramonto mozzafiato sul ghiacciaio più grande d'europa.

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La nostra guesthouse è immersa nel nulla, il vento è fortissimo ma la stanchezza si fa sentire. Domani dobbiamo vedere un sacco di cose e macinare una marea di chilometri, per cui la sveglia suona prestissimo.

Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebooked Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!

Giorno 173: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 5 di 10

Giorno 6

Dopo una lunga e meritata dormita ci avviamo con calma verso la nostra prossima meta: Borgarfjörður Eystri, dove presumibilmente vedremo le pulcinelle di mare. La pioggia oggi purtroppo ci accompagnerà sempre, quindi non farò molte foto. Ci dirigiamo verso la prima tappa del viaggio, la cascata con la portata maggiore d'Islanda: Dettifoss.

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Il posto è reso ancora più drammatico dal meteo, il colore della cascata è sul marrone scuro, il rumore forte e allo stesso tempo cupo. Alza una copiosa quantità di acqua (che scopro  in seguito essere mista a cenere vulcanica) e per fare una foto mi lavo completamente, a causa dei continui cambi di direzione del vento. Riprendiamo il cammino per vedere la cascata che precede quella appena descritta, ma infreddolito e un po' preoccupato per l'attrezzatura non faccio foto. Dopo ore di auto dove veniamo deliziati da paesaggi lunari e alieni, sempre in compagnia della pioggia. 

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Arriviamo alla destinazione finale, lasciamo velocemente le valigie in albergo e ci mettiamo alla ricerca dei simpatici pennuti, purtroppo senza successo. Ci riproveremo domani mattina. 

Giorno 7

La sveglia suona presto rispetto al solito, è forse l'ultima occasione che ci resta per vedere le pulcinelle di mare. Ci vestiamo in fretta e facciamo una colazione leggera, dopodiché ci mettiamo in auto. Il tragitto è piuttosto corto, la mia tensione è alta: siamo in questo paese sperduto fra i fiordi islandesi unicamente per questo momento. L'insuccesso della sera precedente mi ha un po' scoraggiato e non preparo subito la reflex. Parcheggiamo nel porticciolo adiacente, e vedo una figura familiare, con le sue zampette da papera e le ali che sbattono velocemente. Sono loro.

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Preparo la reflex, scendo dall'auto e salgo la scalinata che porta sulla scogliera. Sono nella piccola baia di fronte, una trentina. D'un tratto ne sbuca una da una tana. Il simpatico volatile è alto circa 35-40 centimetri, bianco e nero con un becco grosso e colorato. Alzo la reflex e faccio una raffica di una trentina di foto. La pulcinella spicca il volo e la tensione si scioglie, esultiamo per essere riusciti in uno degli obbiettivi del viaggio. Nella mezz'ora successiva le pulcinelle di mare si alternano spesso e faccio un sacco di foto. Soddisfatti, torniamo in albergo per fare le valigie e continuare il nostro giro dell'Islanda, oggi inizieremo l'esplorazione dei fiordi orientali.

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Il tragitto è facile, con una bella strada e delle curve fantastiche, i piccoli paesi che attraversiamo non sono granché, fatta eccezione per Seyðisfjörður dove troviamo una chiesa turchese, una strada colorata e un negozio ricoperto interamente di murales.

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Nel tornare indietro da questo paesello ci fermiamo per ammirare una delle tante cascate islandesi, Gufufoss.

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Riprendiamo la strada passando da un fiordo all'altro, la nostra guida ci segnala un posto interessante, ma una volta fermati, non riusciamo a trovarlo. Probabilmente dovremmo fare un po' di trekking. Mentre camminiamo non ci accorgiamo che siamo proprio sopra un campo di mirtilli selvatici. Durante il tragitto ci fermiamo per una squisita fetta di torta, per arrivare poi all'ultimo gruppetto di case della giornata. La vista dal porto è spettacolare, per cui ci fermiamo per fare una foto.

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Cerchiamo un posto per cenare in questo paese, ma con scarso successo, per cui torniamo dove abbiamo fatto merenda. L'unico piatto disponibile era la zuppa di asparagi e broccoli, e chi mi conosce bene, sa cosa ne penso. Arriviamo a destinazione e scarichiamo le valigie. La sera è prevista l'aurora boreale, purtroppo però le moltissime nuvole che coprono il cielo non ci aiutano per niente.

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Domani continueremo l'esplorazione dei fiordi orientali, per arrivare in serata all'inizio della costa sud.

Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebooked Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!