Giorno 171: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 3 di 10

Giorno 3

Ci alziamo con calma e procediamo verso la nostra prossima meta: Ólafsfjörður. Il tragitto è lungo, cinque ore e circa quattrocento chilometri, con poca possibilità di sosta, l'ostello chiude il check in alle 17. Durante tutto il tragitto il panorama è sempre spettacolare ma sempre abbastanza monotono.

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Ci fermiamo per fare qualche foto a delle chiese sperdute in mezzo ai fiordi, e mentre la strada si alterna fra asfalto e sterrato il cielo alterna sole pieno a scrosci di pioggia che a tratti regala dei meravigliosi arcobaleni che iniziano nel mare e finiscono fra le montagne.

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Per pranzo ci fermiamo a Hvammstangi, dove consumiamo un frugale pasto a base di pane, formaggio e una sorta di prosciutto non molto saporito. Nella piazza davanti al porto vediamo del pesce appeso su una staccionata a seccare e dopo poche foto, ripartiamo per la nostra meta. 

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Ci fermiamo solamente per visitare un piccolo museo che mostra una fattoria tipica islandese: i tetti fatti con la torba e l'interno austero e spoglio.

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Arriviamo a destinazione e scopriamo che l'unico ristorante aperto, è situato nel paese precedente, ovvero a Siglufjörður. Dopo la solita zuppa di pesce, torniamo alla base per dormire e prepararci al giorno successivo, quando andremo oltre il circolo polare artico.

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Giorno 4

La sveglia suona presto: il traghetto che ci porterà a Grimsey, parte alle 9. Riusciamo a fare un'abbondante colazione prima di caricare le valigie in auto. Arriviamo al porto in perfetto orario, l'aria è frizzante, siamo carichissimi.

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Le tre ore di nave purtroppo sono un po' traumatiche per tutti, lo stomaco ci si rivolta un po' contro e la prima cosa che facciamo una volta scesi è andare a prendere un the caldo. Sull'isola son presenti una quantità spropositata di gabbiani, sterne e pulcinelle di mare.

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I primi due non fatichiamo a vederli, mentre le pulcinelle di mare sono sfuggenti e difficili da vedere. Purtroppo non riesco nemmeno a fotografarle. Le scogliere a strapiombo sul mar glaciale artico sono meravigliose, lo sfondo è inoltre arricchito dalla presenza dell'islanda e dei gabbiani sulle pareti rocciose.

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In circa un'ora di cammino arriviamo fino alla punta più estrema dove troviamo una sfera di cemento che simboleggia il passaggio del circolo glaciale artico.

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Tornando indietro lo stomaco si riassesta il tanto che basta da riuscire a mangiare, e il viaggio di ritorno risulta decisamente più gradevole. La sera mangiamo a dalvík un ottimo salmone affumicato che però non è altrettanto abbondante. Dopo aver fatto qualche foto al paese, ci corichiamo.

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Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebook ed Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!