Giorno 169: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 1 di 10

Tutto inizia 7 anni fa: dopo che il vulcano eruttò nel 2010 scoprii un video timelapse girato in posti spettacolari, con scenari lunari ed incredibili. Non sembrava nemmeno di stare su questo pianeta, e le immagini erano state fatte in Islanda. Iniziai ad informarmi, e da buon fotografo mi misi a cercare altre foto, finché nella mia mente si fece spazio l'idea di andarci in questa terra di ghiaccio e fuoco. Ho dovuto aspettare per anni e questo è quello che è successo durante il mio viaggio.

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Partiamo da Malpensa dopo una cena a base del più italiano di tutti i piatti: una pizza. Arrivati in aeroporto non troviamo difficoltà, né con i bagagli da stiva che con quelli a mano. Il volo fila liscio e arriviamo all'aeroporto di Keflavìk in perfetto orario. Una volta recuperate le valigie però ci blocchiamo: siamo indecisi se prendere un taxi o noleggiare un'auto per due giorni, in attesa che arrivi un nostro compagno di viaggio. Optiamo per il taxi e come usciamo notiamo due cose: la prima c'è vento, tagliente e freddo, e la seconda è che siamo all'imbrunire, peccato che siano le 3.15 del mattino!

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Dopo un riposo veloce in una guest house facciamo una colazione sorprendentemente buona nell'hotel adiacente. In attesa dell'ultimo membro della spedizione ne approfittato per girare la piccola città di keflavik, caratterizzata a tratti da un odore di pesce piuttosto pungente in alcune strade. Un incontro felice quanto inaspettato: una balena sta nuotando in mezzo alla baia, perdiamo una buona mezz'ora affascinati dalla vista di questo mastodontico animale.

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Vediamo inoltre alcuni monumenti ed attrazioni legate a delle favole locali, finché non incontriamo, finalmente l'ultimo componente del team. Dopo un pranzo a base di hamburger e una quantità spropositata di patate fritte, partiamo finalmente per il tanto agognato viaggio. Dobbiamo partire per la capitale, ma decidiamo di fare il giro lungo, ci fermiamo a vedere la punta della piccola penisola di Keflavìk, durante il percorso per andare a vedere una chiesetta nera sperduta nel nulla, incrociamo un allevamento di cavalli, che ci fermiamo a fotografare.

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Ci dirigiamo poi verso un ponticello che permette l'attraversamento di due placche tettoniche: quella europea e quella americana.

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In lontananza vediamo delle fumarole, che diventano la tappa successiva. Arrivati vicino ad un pennacchio di fumo visibile da chilometri, alto circa 40 metri, una volta vicini emette un rumore impressionante, indescrivibile. Si sente che la terra è viva. Durante il viaggio verso la capitale ci fermiamo altre due volte: altre fumarole che fanno ribolire l'acqua e rendono colorati gli acquitrini che si formano.

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Ultima tappa (obbligata perché sulla strada) il lago Kleifarvatn che oltre ad essere molto suggestivo grazie alle sue spiagge nere, è davvero enorme. Ci fermiamo su una delle sponde per fare una foto. Quella che vedete è stata fatta più o meno verso le nove di sera.

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Reykjavik è grande, ma abbiamo avuto poco tempo di girarla: il viaggio ci ha portato via molte ore e siamo affamati. Ci rechiamo in un posto caratteristico, dove mangiamo una zuppa buonissima (e chi mi conosce sa che non guardo una zuppa manco col binocolo) ultima tappa prima di coricarsi è la chiesa di Hallgrimskirkja, una bellissima costruzione moderna al centro della città. 

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Partiremo per il grande viaggio, che ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebook ed Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!