Giorno 164: Il mio primo viaggio in A(n)sia. Cronache dal Myanmar.

Questa mattina gli occhi decidono di aprirsi alle 6.30. Oggi il programma prevede una giornata tranquilla, infatti usciamo dalla stanza tre ore dopo il mio risveglio. Nel cercare un posto dove fare una colazione decente finiamo nel mercato locale di Kalaw, piccolo ma con un'intensa attività commerciale: vediamo infatti mercanti di spezie di vario genere, fruttivendoli e bancarelle di piccoli manufatti.

Ceste di pesce essiccato e mezzi fusti pieni di riso ci accompagnano durante tutta la visita. Un occhio particolare lo rivolgo ai macellai e ai pescivendoli che operano in condizioni igieniche inesistenti, senza refrigeratori, circondati dalle mosche e cosa abbastanza certa viste le condizioni, senza attrezzi sterilizzati. L'odore che aleggia è importante e in lontananza sento dei conati di vomito che respingo prontamente portandomi a debita distanza.

Dopo circa una mezz'oretta spesa in questo luogo caratteristico decidiamo di provare a vedere due pagode che sono nelle immediate vicinanze del centro. Durante il tragitto, sbagliamo una svolta e finiamo all'interno di una pagoda caduta in disuso. Il posto è molto interessante, ma non è quello che cerchiamo.

Torniamo sulla strada per chiedere informazioni, ma come accade spesso in questo angolo del mondo, l'unico modo per esprimersi sono i gesti. Riusciamo comunque a farci portare ad una delle destinazioni programmate, Questa pagoda, la cui peculiarità consiste nell'essere sviluppata all'interno di una grotta, dove sono custodite centinaia e centinaia di statue della divinità grandi da pochi centimetri fino ad un paio di metri. Il complesso si espande per circa duecentocinquanta metri all'interno della roccia, dove oltre alla miriade di statue apprezziamo la freschezza dell'aria.

Riprendiamo la marcia in cerca della seconda tappa della passeggiata, passiamo un avamposto militare arricchito da uno (scarno) campo da golf, e dopo circa quaranta minuti di salita, troviamo una rampa di scale che risulta particolarmente difficile da affrontare, visto che il primo pasto della giornata è andato a farsi benedire. Arriviamo dunque all'interno della struttura, dove ammiriamo una statua di buddha costruita in bambù più di cinquecento anni fa. Il complesso comprende anche un secondo luogo di culto, dove troviamo parecchi turisti intenti a pregare e mangiare.

Oltre alla posizione favorevole, la pagoda è differente da molte altre, in quanto per la maggior parte costruita con legno di bambù. All'esterno troviamo un gruppo di vecchi monaci, che mi chiedono da dove vengo. Dopo un veloce scambio di battute, uno di loro mi raggiunge, chiedendomi di fare una foto, e lo accontento più che volentieri.

La discesa è veloce, quindi ci fermiamo in unapiccola attività commerciale, per prenderci un caffé. Tornati in centro, decidiamo di tornare nuovamente nel solito ristorante, dove questa volta ordino noodles con pollo, uova e verdure, oltre ad un chapati (molto simile ad una piadina, per intenderci) e delle specialità di riso con spezie, rese finissime e fritte, molto buone. Il pomeriggio ce lo prendiamo per riposare in vista degli ultimi tre giorni a bagan, dove ci aspetta una temperatura decisamente meno gradevole di quella che abbiamo in questo altopiano. La sera mangiamo in un ristorante a poche centinaia di metri dall'hotel, mi portano del pollo con una serie di spezie che non son ben riuscito ad identificare, ma che danno un sapore delicato e indimenticabile. Domani sveglia presto: ci aspetta l'ultima, rovente tappa: Bagan e la sua valle dei templi.