Giorno 162: Il mio primo viaggio in A(n)sia. Cronache dal Myanmar.

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L'ultima mattina nella ex-capitale birmana è necessariamente corta: alle 15.30 abbiamo infatti il volo che ci porterà sul lago Inle e il check in, secondo la prenotazione, va effettuato con almeno tre ore di anticipo. Facciamo colazione nel centro commerciale dove abbiamo pranzato ieri, e dopo aver fatto dei piccoli acquisti in un negozio di cosmetici, torniamo per l'ultima volta alla guest house di Yangon.

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Una volta preparate le valigie, saliamo in taxi alle 11.30, perché nonostante l'aeroporto sia piuttosto vicino, la viabilità non è scorrevole e per arrivare a destinazione è necessaria più di un'ora. Il nostro tassista è un personaggio dalla faccia simpatica, sulla cinquantina, che fortunatamente sa giusto qualche parola in inglese. Ne approfittiamo per chiedere un po' di informazioni sulla viabilità, e ci spiega che praticamente a Yangon esiste una sola strada che permette di spostarsi all'interno della città, è questo il motivo delle innumerevoli corsie, parliamo di punti dove ce ne sono addirittura otto!

Ci ha poi fornito alcune informazioni relative alle auto, dicendoci che la maggior parte delle automobili in circolazione sono auto giapponesi usate, e non fatichiamo a credergli, perché di marchi europei ne abbiamo visti pochissimi. Piccolo escursus sulle auto: alcuni birmani hanno davvero un gusto pessimo per la customizzazione delle vetture, vediamo infatti molte macchine da tuning in stile primi anni 90, con led e fanali perlescenti. Per arrivare a destinazione passiamo per viuzze strette e a volte quasi sterrate, abbiamo un'ulteriore conferma dell'estrema povertà della gente e delle condizioni igieniche a dir poco pessime di alcune zone della città. Una volta in aeroporto, paghiamo il nostro simpatico tassista con 8000ks ed entriamo, dirigendoci verso il banco della compagnia di bandiera, ma ci fanno notare che il check-in va fatto solamente un paio d'ore prima della partenza, per cui dobbiamo aspettare. Entriamo, mangiamo qualcosa all'aeroporto e ci imbarchiamo sull'aereo che, seppur piccolo, è molto pulito e il personale è cordiale.

Durante il volo conosco un paio di vecchietti giapponesi che mi invitano ad andare a trovarli, gli ho lasciato la mia mail, magari ci vado davvero! Se l'aeroporto di yangon pare vecchio, quello di Heho sembra la palestra di una scuola di provincia, ma come si scende troviamo una temperatura decisamente più fresca e meno soffocante.

Recuperiamo i bagagli e ci infiliamo in un taxi che, senza non poche difficoltà, ci porta alla nostra prossima casa temporanea, l'eastern paradise hotel. Non abbiamo moltissimo tempo, ma ne approfittiamo per visitare la pagoda del paese, dove oltre alla gente che prega, troviamo un gruppo di ragazzi che gioca con la solita palla di bambù.

Andiamo a mangiare in un ristorante tibetano, l'everest, probabilmente il miglioredi tutta la vacanza: ordino del dahl con curry e delle chapati con riso, accompagnati con delle salsine e dei condimenti da mettere a piacere, tutto squisito.

Doccia e letto, mentre veniamo accompagnati dal canto dei grilli. domani mattina la sveglia suona alle 6.30, il lago Inle ci aspetta.