Giorno 161: Il mio primo viaggio in A(n)sia. Cronache dal Myanmar.

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Il mattino arriva prestissimo, il jet lag si fa sentire: sono le quattro del mattino e non riesco a dormire.. Ho mal di pancia, panico. Prima di tutto mi metto a cercare la diffusione del tifo, poi leggo i sintomi, ma riesco a calmarmi e ad andare in bagno: a yangon teoricamente dovrebbe essere una zona a basso rischio. Scopro che era il pollo piccante del mezzogiorno prima, sospiro di sollievo. Riesco a sonnecchiare altre quattro ore e mi alzo per fare colazione: la guest house serve uovo all'occhio di bue appoggiato su riso basmati con piselli e carote, chiedo un caffé normale, ma mi arriva con il latte. Bevo un bicchiere di succo e ci spostiamo verso kfc, perché la mia compagna di viaggio ha bisogno di bere un cappuccino. Andiamo poi a vedere il mercato più grande di Yangon, dove prevalgono le attività di vendita di stoffe, gioielli e dipinti di vario genere.

 

Si nota come la gente non si sia ancora abituata all'idea che ci possano essere dei turisti, perché la maggioranza non conosce l'inglese e non accetta dollari. Inoltre i dipinti, nonostante siano fantastici, non si possono in alcun modo trasportare a causa delle notevoli dime sioni. Troviamo inoltre alcuni banchetti che lavorano il legno in maniera sopraffina, vediamo statue di buddha e animali di ogni genere, con prevalenza di elefanti e tigri. Una piccola nota sui venditori di gioielli: in questo mercato viene venduta giada birmana e "oro" a prezzi decisamente ridicoli, ci accorgiamo dal fatto che l'unico banchetto che vende l'argento 925 chiede prezzi esorbitanti. Vediamo anche numerose rivendite di perle, e i pochi che le vendono originali sono attorniate da clienti di ogni genere, per la maggior parte però, sono turisti. Il posto è veramente enorme, ci mettiamo quasi tutta la mattinata per esplorarlo. 

 

Usciti dal mercato decidiamo di vedere il centro commerciale adiacente, e qui si vede la discrepanza più evidente di questo paese: al di fuori c'è gente che dorme sul marciapiedi, vendendo street food e qualche altra cianfrusaglia, mentre all'interno non riusciamo a trovare dell borse che costino meno di 100 dollari. Ci fermiamo a mangiare appena al di fuori del centro commerciale, mangio un sandwich con patate e curry, molto buono. Nelle ore più calde della giornata ci rifugiamo nella guest house, dove possiamo sfruttare il condizionatore.

 

Dopo una sana pennichella, ci muoviamo verso la shwedagon pagoda, la più grande della nazione. Durante il tragitto incontriamo un americano che vive qui, che ci da alcune informazioni generiche sullo stato politico e sociale del paese. Scopriamo che il myanmar vende elettricità a thailandia e cina per più di sessanta miliardi di dollari l'anno. Scopriamo inoltre che la mia paura dello street food è fondata, l'uomo ci dice di evitarlo a causa delle condizioni igieniche, si rischia la morte e non fatico a credergli. Arriviamo alla pagoda shwedagon, ma decidiamo che è troppo presto, per cui andiamo a fare un giro nelle vicinanze, ci dovrebbe essere la pagoda galleggiante nel lago, ma non riusciamo a vederla a causa della lunghezza del tragitto. Sul lago ci sono delle camminate in legno che danno l'idea di non essere esattamente stabili, per cui torniamo indietro, per non perdere l'orario giusto per le foto.

 

L'ingresso alla pagoda costa 8000ks o 8 dollari, ma ricordatevi di portare i pantaloni lunghi, perché altrimenti bisogna necessariamente comprare un telo per coprire le gambe, costa altri 5000ks o 5 dollari. La pagoda è piena di turisti, non ché di monaci di ogni età. Sono decisamente colpito dalla devozione dei bambini, mi chiedo come vengano cresciuti. Riesco ad avvicinarmi ad uno di loro per fare una foto.

 

Il posto è incredibilmente grande e ritrovo la stessa simmetria che è caratteristica di questo tipo di architettura.  In tutta la struttura si trovano delle salette piene di statue di buddha, alcune di poche decine di centimetri, altre di dimensioni che superano ampiamente i due metri di altezza e con dei dettagli particolarmente vistosi: parecchie statue hanno dietro la testa un cerchio di led lampeggianti. Troviamo inoltre anche dei piccoli altari, dove solo i monaci più anziani sono autorizzati a stare. Essendo il più importante luogo di culto del myanmar, oltre ai monaci troviamo persone comuni racconte in preghiera, dai bambini fino a persone anziane. La cupola dorata da vicino mette soggezione, il contrasto che si viene a creare con l'azzurro intenso dell'ora blu rende il posto magico, fuori dal tempo, nonostante la notevole quantitità di turisti.

 

Penso che in tutta la mia vita non vedrò mai più una meraviglia di tale importanza spirituale ed architettonica, anche perchè con il passare del tempo credo che l'accesso verrà regolato in modo da evitare la troppa presenza di turisti. All'interno della pagoda ci dovrebbe essere la seconda statua di buddha più grande al mondo, ma non abbiamo trovato il modo di entrare a visitarla. Ormai si è fatto buio, e dopo aver percorso la scalinata che porta fuori dal luogo di culto, cerchiamo per più di mezz'ora, fra strade senza illuminazione e cani randagi uno dei più famosi ristoranti di Yangon, il "Feel Myanmar Food" dove mangiamo una specie di piadina molto gustosa, dei gamberi con cipolle e un sughetto leggermente piccante e dei pesciolini fritti con un mix di spezie molto forti, ma saporite. Prendiamo un taxi per tornare nella nostra casa temporanea e dopo la solita, agognata doccia ed un pezzo di Sweeny Todd sottotitolato, ci mettiamo a letto a dormire.

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