GIORNO 178: PROCEDIAMO IN FILA INDIANA? MA SIAMO IN THAILANDIA!

Dopo un volo che è sembrato lunghissimo, durato effettivamente più di dodici ore, fra scali e recupero bagagli, atterriamo in un mattino caldo umido nella capitale thailandese. Dopo una breve ricerca troviamo il taxi che ci porterà in albergo. Il tassista inizialmente rimane silenzioso, d’altro canto in questa parte del mondo sono le 7.35 di un giovedì mattina come un altro, ma dopo poco iniziamo a conversare e ci facciamo qualche risata. Arriviamo all’hotel e dopo aver lasciato i bagagli in reception andiamo subito alla stazione dello skytrain, una metropolitana che passa attraverso i palazzi lasciandoci stupiti da alcuni scorci di questa meravigliosa città del sud est asiatico.

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Per arrivare alla nostra prima meta, il wat pho, dobbiamo prendere la barca dopo aver preso la metropolitana. Fanno impressione due cose: l’inquinamento del fiume e il contrasto fra ultramoderno e imbarcazioni tradizionali. Il tragitto dura circa una ventina di minuti e sporadicamente alcune onde si infrangono sulla barca alzando schizzi di acqua fetida che non sai se ringraziare perché alleviano un po’ il caldo o maledire per il ricettacolo di batteri che contiene.

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Si son fatte ormai le 10 circa, e finalmente riusciamo ad entrare: l’impatto è quello di un parco a tema thai ma, scherzi a parte, il posto è davvero spettacolare: a partire dal buddha lungo 40 metri continuando per le varie guglie decorate. Dopo un paio d’ore di esplorazione decidiamoche è ora di mangiare, nonostante il leggero jet lag ci dia qualche problema. Mangio un riso fritto con gamberi molto buono ma che non riesco a gustare appieno proprio per il caldo e il jet lag.

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Finito di mangiare ci dirigiamo alla volta del wat arun che sta dalla parte opposta del fiume Chao Phraia. Il posto è meraviglioso: su una base bianca sono applicati innumerevoli cocci di porcellana e vetro, l’effetto è incredibile. Spossati dal caldo beviamo qualcosa e mangiamo un’ananas intero. Tornando verso l’hotel facciamo tappa al Lumphini Park, dove incrociamo ben due varani.

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La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico a pochi passi dall’hotel, una squisita pasta di riso con i gamberi e dei gamberi fritti. Distrutti dal caldo e dal jet lag alle 22 siamo già nel letto, lo skybar dell’hotel aspetterà. 

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Giorno 177:QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 9 di 10

Vi dico subito che in questa giornata proverò una delle emozioni più forti della vacanza e della mia vita, un evento che sento di essere stato fortunato a vedere e che con le sole parole e foto purtroppo non si può spiegare, ma andiamo con ordine.

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Mi sveglio prima dell'allarme e poltrisco un po' nel mio letto in attesa del risveglio dei miei compagni di viaggio. Oggi esploriamo la capitale più settentrionale del mondo, Reykjavik. Il giro che facciamo è piuttosto caotico, ma tocchiamo parecchi punti di interesse: dalla città vecchia all'harpa, dal monumento dedicato ai vichinghi al parlamento islandese, dalla chiesa alla parte nuova, piena di palazzi moderni.

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Durante la camminata ci fermiamo dapprima a fare una colazione leggera, per pranzo invece ci fermiamo nello stesso posto che ci ha accolto la sera dell'arrivo a mangiare la zuppa calda (l'unica di Islanda che a mio modo di vedere val la pena mangiare) e la sera ci rechiamo in un locale del porto dove finalmente facciamo una deviazione dal solito menù, ordinando del salmone alla griglia con asparagi e del farro mantecato con della crema ai funghi.

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Una vera prelibatezza. Nei quaranta minuti che ci separano dall'ultimo letto islandese tiriamo un po' le somme del viaggio. Abbiamo fatto quasi 3000km di strada, quasi 100km a piedi e abbiamo visto un sacco di cose, saltando pochissime mete che ci eravamo promessi di visitare. Abbiamo visto balene, foche, pulcinelle di mare, attraversato il circolo polare artico e visitato tutte le cascate possibili (e raggiungibili senza fare tante deviazioni).

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L'Islanda però ha ancora un ultimo asso nella manica: un'ultima, grandiosa emozione da regalarci. Sotto la mia insistenza controlliamo il gruppo Facebook che si occupa dell'avvistamento delle aurore boreali, e capiamo che questa potrebbe essere la sera giusta.

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Dopo un commento che diceva che nella capitale era visibile, ci precipitiamo fuori, reflex e cavalletto sottomano sperando di vederla e fotografarla. Come usciti dalla porta vediamo immediatamente il bagliore verde sospeso a mezz'aria nel cielo, esplodiamo di gioia!

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Uno degli eventi naturali più incredibili che abbia mai visto. Le "luci del nord" si muovono in continuazione, e il loro effetto non è affatto duraturo come immaginavo. E' la prima volta che la vedo ma e certamente vorrò rivederla, magari in un'altra parte d'Europa.

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Fortunatamente la nostra guesthouse è a pochi passi dalla fine della strada e mi fiondo con tutta l'attrezzatura in quella direzione per fare una foto. Come detto l'effetto non dura molto e dopo questo ultimo regalo, domani è il giorno dei saluti: riconsegneremo la nostra Vitara e prenderemo un aereo per tornare a casa. Grazie Islanda!

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Il viaggio è finito purtroppo, ma i post sul blog no! Settimana prossima ci sarà una "guida" sulle cose che ho notato, curiosità e consigli fatti in base a quello che è stata la mia (grandiosa) esperienza. Cercherò di elencare tutte i posti dove abbiamo dormito, se riesco anche quelli dove abbiamo mangiato ed infine per i lettori più fedeli, anche un regalo!