Giorno 168: Adrenaline ZipLine Photoshooting

Durante dicembre 2015, ho avuto l'opportunità di realizzare il sogno di ogni fotografo: lavorare per il brand che si preferisce, nel mio caso Canon. Ho lavorato per un evento BMW, durante la presentazione della X1. Qui ho conosciuto un team di trentini simpatici e divertenti, i ragazzi di Adrenaline ZipLine, Samuel e Carlo, oltre ad altri collaboratori.

Dopo una settimana passata a farla fare sotto ai milanesi facendoli scendere per circa 300 metri di cavo d'acciaio su delle strutture poste vicino a Piazza Gae Aulenti, inevitabilmente nascono delle simpatie. Ci siamo lasciati con la promessa di rivederci presto ( perché si dia il caso che siano di San Vigilio di Marebbe, a due passi da delle mete che desidero da sempre fotografare: le tre cime di Lavaredo e il lago di Braies.) Le foto che ho fatto in occasione dell'evento di BMW sono piaciute molto, e siccome la stuttura trentina aveva bisogno di un servizio fotografico per la campagna pubblicitaria estiva, ci siamo trovati!

Partiamo da casa alle 8.30 del mattino, ci aspettano un po' di ore di auto per arrivare in Trentino. Una coda sull'autostrada ci rallenta leggermente, ed arriviamo quindi verso le due del pomeriggio. Il paesaggio è da favola: Aria fresca e asciutta, strade pulitissime, case bellissime. Il tutto avvolto da una corona di monti leggermente innevati.

 L'accoglienza non può essere delle migliori: ritrovo Samuel, uno degli ideatori di questa attrazione, che mi aiuta a sentirmi come a casa. Ha da lavorare, e ci dobbiamo separare, quindi ne approfittiamo per andare a vedere il lago di Braies. Il posto è incantevole con delle nuvolette che passano veloci sopra l'acqua.. roba da stare qui per sempre.

Ne approfitto per migliorare il mio portfolio dei paesaggi, che trovate QUI. Dopo una cena veloce a base di pizza (questa volta non devo stare ad intuire quello che dicono i locali, fortunatamente :P) ci dirigiamo verso dove dormiremo questa notte.

Partiamo al mattino per fare il reportage, risveglio alle 8, colazione veloce ma sostanziosa. dopo un breve tratto di strada, troviamo la sede di Adrenaline ZipLine. L'imbracatura è perfetta, da un senso di solidità e sicurezza, indispensabile quando si "vola" a più di 100 metri dal suolo. Saliamo su un fuoristrada, guidato da Carlo, e durante il tragitto comincio a fare le prime foto. Arriviamo a circa 1600m di quota, quando scendiamo dalla vettura e ci dirigiamo verso la prima stazione della ZipLine.

Il primo lancio è sempre molto adrenalinico, anche se corto, ma per quelli lunghi c'è tempo: la lunghezza massima è di 800 metri. Ci sono parecchie fermate prima di arrivare fino alla fine, l'aria fredda del mattino rende ancora più gradevole la discesa.

Faccio una marea di foto, un po' per far vedere la velocità della discesa, che in certi tratti supera i 70km/h, un po' di reportage per far vedere quello che fanno i ragazzi fra una stazione e l'altra.

La vista è mozzafiato e sfrecciare in mezzo alla pineta ti fa sentire un falco che piomba sulla preda. Dopo un pranzo abbondante a base di pasta, ripetiamo il giro sulla ZipLine più lunga d'Europa, e nel pomeriggio seguiamo gruppi di persone che hanno deciso buttarsi nel vuoto, attaccati ad una fune con una carrucola.

Ci muoviamo col fuoristrada da una stazione all'altra, per fare delle riprese impossibili da fare durante il percorso. Dopo una giornata di lavoro intenso Samuel, Carlo e Radames (uno dei ragazzi che lavora per loro), ci invitano a cena, dove ho mangiato delle tagliatelle fatte a mano con ragù di capriolo che non dimenticherò mai per il resto della vita. Il letto è li che ci aspetta, l'indomani dovremmo andare a vedere le tre cime di Lavaredo. Cosa che non accade, perché il meteo è contro di noi. Ne approfittiamo per comprare qualcosa e tornare indietro.

Un grazie enorme a Carlo e Samuel e a tutti i ragazzi di Adrenaline ZipLine. Se volete sperimentare di persona la loro simpatia e la loro adrenalinica attrazione, cliccate questo LINK. Se volete anche dormire in un posto tipico e dal sapore di casa invece, cliccate su questo LINK 

Giorno 167: Il mio primo viaggio in A(n)sia. Cronache dal Myanmar.

Se volete leggere tutto il racconto dall'inizio, partite da QUI.

Il sole non è ancora sorto e noi siamo già in reception per affittare la moto elettrica. La temperatura è decisamente fresca e durante il tragitto notiamo una discreta attività vista la scarsità di popolazione e l'ora. Arriviamo alla pagoda notando che non siamo i primi ad arrivare sul luogo. Saliamo le ripidissime scale facendoci luce con il telefono ed arriviamo a circa 30-40 metri d'altezza. Troviamo il punto ideale per la ripresa e nell'attesa vediamo il posto riempirsi di gente.

In particolare nell'ultimo piano della pagoda la quantità di fotografi pronti con obiettivi e macchine fotografiche degne di una partita di serie A è davvero impressionante: poco prima dell'alba è quasi impossibile spostarsi anche di un paio di metri. Dopo una lunga attesa le mongolfiere finalmente spiccano il volo, ma il vento sfavorevole non le fa avvicinare abbastanza da ottenere la classica foto-cartolina di Bagan.

Attendiamo che la gente scenda per fare un paio di foto sulla sommità della costruzione, sfruttando la golden hour e l'altezza. Incontriamo una coppia di italiani che come noi sta girando questa meravigliosa nazione, e ne approfittiamo per fare due chiacchiere. Riprendiamo il nostro mezzo e ci dirigiamo verso il mercato di Bagan dove, a differenza degli altri mercati che abbiamo visitato, i venditori sono decisamente più aggressivi impedendoci quasi la possibilità di passeggiare liberamente. Allo stesso tempo il posto sembra molto più ordinato e la tipologia della merce è più varia.

La levataccia ci porta a decidere di tornare in hotel per riposare in vista del pomeriggio, e verso ora di pranzo ci svegliamo per andare a guardare altri tempietti disseminati lungo la strada principale. Ci fermiamo per circa un'ora sulla pagoda Sulamani, mentre riposiamo ed ammiriamo il paesaggio che difficilmente potremo ammirare di nuovo durante il corso della nostra vita.

Torniamo nello stesso punto visitato in mattinata per godere della vista del tramonto, ma prima ne approfittiamo per fare un giro in loco, visto che è abbastanza presto. Con nostra enorme sorpresa ai piedi del luogo di culto, all'interno di una costruzione troviamo una statua di buddha lunga non meno di venticinque metri, di cui nessuna guida parla.

Saliamo nuovamente l'enorme struttura e ancora una volta vediamo gli ultimi piani affollarsi di fotografi, questa volta con macchine ed obiettivi ancora più costosi. Nell'attesa conosciamo una simpatica coppia cinese, con la quale facciamo qualche foto divertente. Il tramonto purtroppo è una delusione ancora più grande, in quanto nel momento clou dell'avvenimento, il sole sparisce dietro alla foschia e alle spesse nuvole che coprono l'orizzonte. La nostalgia di casa è troppo forte e decidiamo di tornare al ristorante italiano, dove ordino una pizza margherita molto buona. Domani mattina il primo di quattro aerei che ci riporteranno in italia parte alle 10.40 quindi torniamo in hotel per fare le valigie. Italia, si torna indietro!

Rileggendo questo diario di viaggio, mi rendo conto della miriade di cose che ho visto. Mi rendo conto anche che questa testimonianza serve più a me che a voi, perché ho scritto questo testo mentre ero a quasi diecimila chilometri da casa, in un momento della mia vita a dir poco perfetto, dove lavoro e relazioni personali vanno alla grande e così voglio ricordarlo per sempre. Le moltissime foto che avete visto sono solo una piccola frazione di quelle che ho fatto, ma ogni fotografia l'ho scattata con l'intenzione di tenerla. Questo paese mi ha dato tanto, non solo in termini di cultura ma anche in voglia di viaggiare ed esplorare l'Italia ed il mondo. Infatti settimana prossima vi racconterò cosa sono andato a fare in Trentino! 

Giorno 166: Il mio primo viaggio in A(n)sia. Cronache dal Myanmar.

Come sorge il sole, i miei occhi si aprono automaticamente, come sempre. Oggi ce la prenderemo un po' più comoda del solito in quanto, vista la distanza e il caldo che bisogna sopportare fra un punto d'interesse e l'altro, la bicicletta è stata soppiantata da una moto elettrica. Per cui circa tre ore dopo il mio risveglio, andiamo a fare una sostanziosa colazione a base di pancake e succo di frutta, per poi metterci in movimento. L'aria del mattino è particolarmente piacevole andando in moto, e abbiamo più tempo per girare le varie pagode.

Ci fermiamo in molti posti, dove ogni volta il rito prevede di togliersi scarpe e calzini, visitare il sito, rimettersi tutto e riprendere la marcia. Alcune pagode ci colpiscono per il contrasto che abbiamo visto anche ieri: Buddha palesemente nuovi in luoghi antichissimi e consumati dal tempo.

Osserviamo inoltre alcuni luoghi dove il tempo non ha intaccato parte degli antichi affreschi, lasciandoci letteralmente a bocca aperta, altri dove le porte sono a dir poco meravigliose.

In una pagoda, guardando il muro di circa cinque metri all'interno si possono vedere una miriade di alloggiamenti dove vengono riposte le statuette della divinità. La nostalgia di casa si fa più forte che mai quando leggiamo sulla guida la parola "focaccia" per cui c dirigiamo verso l'unico ristorante italiano a Bagan.

Vogliamo restare leggeri ed oltre al primo piatto ordiniamo un'insalata, seguita da una fetta di torta. Tutto squisito. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere con la simpaticissima proprietaria, decidiamo che il caldo è troppo opprimente e prima di riprendere il nostro mezzo elettrico, ci fermiamo un'oretta al fresco della nostra camera d'albergo. Riprendiamo la marcia e continuiamo a vedere pagode e tempietti, dando sempre un occhio alla guida per evitare di perdere tempo in quelli visitati durante la mattina ma, nonostante tutto,  qualche errore lo commettiamo.

Il caldo durante il pomeriggio a tratti è meno intenso, quindi riusciamo a goderci ancora di più il giro. Il tramonto ormai è vicino e decidiamo di avvicinarci a quella che sarà la primissima meta di domani mattina.

Il posto è imponente, ma purtroppo la scarsità di luce non ci permette di visitare l'interno e inoltre, scopriamo che non è esattamente il punto migliore per fare foto all'alba, in quanto non è possibile accedere ai livelli superiori. Nelle vicinanze c'è un'altra pagoda e da lontano vediamo assiepate centinaia di persone, decidiamo quindi, che quella sarà la nostra prima meta, domani mattina.

Ritorniamo in albergo, e con amarezza scopriamo che la nostra camera è piena di zanzare, per cui ci mettiamo all'opera per compiere una disinfestazione alla vecchia maniera. Ne contiamo circa quindici quando ormai è ora di cena, ed essendo entrati ormai nel mood del cibo occidentale, torniamo dove siamo stati ieri sera, per un altro hamburger. La sveglia domani suonerà molto prima dell'alba, ma lo spettacolo vale ogni minuto che non passeremo nel letto.