Giorno 179: PROCEDIAMO IN FILA INDIANA? MA SIAMO IN THAILANDIA!

Alle nove siamo già fuori dall’hotel a fare colazione in uno starbucks e, dopo essere arrivati alla fine della corsa dello skytrain ci ritroviamo un po’ più in periferia. Notiamo subito che la qualitá dell’aria è nettamente superiore e c’è una leggera brezza che in ombra sembra meno rovente del solito. Ci incamminiamo verso il Wat Paknam, in una zona dove gli unici turisti siamo noi, e durante il cammino ci fermiamo in un 7-eleven per comprare dell’acqua.

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Girando fra gli scaffali troviamo qualche snack locale: delle patatine al granchio che si riveleranno orribili, delle patatine al sushi che al contrario saranno squisite, delle noccioline al wasabi fenomenali e delle noccioline alla patata dolce non troppo buone. Poi ci facciamo prendere la mano e prendiamo il succo di liches e di melograno. Arriviamo al tempio con il caldo che ci fa davvero penare, ma alla fine ne varrà la pena: il posto è grande, per girarlo ci mettiamo un paio d’ore. La pagoda principale si vede che è più moderna di quelle viste nei giorni scorsi e prima di arrivare alla sala principale, dove i fedeli pregano, ci sono due piani di teche contenenti statue e statuette di Buddha.

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La sala principale invece toglie letteralmente il fiato: una cupola verde completamente decorata con immagini sacre e un obelisco di smeraldo al centro, dell’altezza di almeno cinque metri, davvero uno spettacolo. Uscendo sul balcone della sala, notiamo altre statue imponenti che decidiamo di vedere più da vicino. Le statue saranno alte una decina di metri e sotto di loro ci si sente davvero piccoli. Tornando indietro durante il tragitto incrociamo una famiglia che vive sotto ad un ponte, mi si è stretto il cuore tantissimo, ed è una di quelle scene che non dimenticherò mai. Prendiamo di nuovo lo skytrain per dirigerci verso il tempio del buddha d’oro e, siccome è ora di pranzo, decidiamo di fermarci a mangiare in un centro commerciale.

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Purtroppo non si rivela una scelta troppo azzeccata: ordiniamo un salmone piccantissimo, cosa che non era scritta nel menù, e una specie di involtini di riso e insalta buoni si, ma niente di eclatante. Mentre ci dirigiamo al tempio, prima di entrare in metro visitiamo il Wat Hua Lampong, un complesso di templi incastonato fra i palazzi.

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Ai piedi del tempio principale troviamo una serie di bancarelle che permettono di acquistare oggetti da offrire alla divinitá. Prendiamo quindi la metro per arrivare a destinazione e il buddha d’oro è davvero grandioso. Anche qui il complesso dei templi è molto bello, ed è pieno di monaci di tutte le età.

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Per tornare all’hotel decidiamo di provare i tuk tuk che in questa città abbondano, corredati di “arredamenti” molto kitsch e marmitte elaborate, che li fan sembrare auto da corsa. Il pilota si destreggia abilmente fra le viuzze e grandi strade fino a portarci a destinazione.

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Appena arrivati in hotel decidiamo di visitare il rooftop dove facciamo un po’ di foto mentre sorseggiamo un cocktail. Stanchi poi del riso,proviamo un’hamburgheria vista per strada. Mai errore fu più grande: carne pesante e troppo speziata, patatine salate come una multa in contromano. Lezione imparata. Domani ci sposteremo a Chiang Mai

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GIORNO 178: PROCEDIAMO IN FILA INDIANA? MA SIAMO IN THAILANDIA!

Dopo un volo che è sembrato lunghissimo, durato effettivamente più di dodici ore, fra scali e recupero bagagli, atterriamo in un mattino caldo umido nella capitale thailandese. Dopo una breve ricerca troviamo il taxi che ci porterà in albergo. Il tassista inizialmente rimane silenzioso, d’altro canto in questa parte del mondo sono le 7.35 di un giovedì mattina come un altro, ma dopo poco iniziamo a conversare e ci facciamo qualche risata. Arriviamo all’hotel e dopo aver lasciato i bagagli in reception andiamo subito alla stazione dello skytrain, una metropolitana che passa attraverso i palazzi lasciandoci stupiti da alcuni scorci di questa meravigliosa città del sud est asiatico.

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Per arrivare alla nostra prima meta, il wat pho, dobbiamo prendere la barca dopo aver preso la metropolitana. Fanno impressione due cose: l’inquinamento del fiume e il contrasto fra ultramoderno e imbarcazioni tradizionali. Il tragitto dura circa una ventina di minuti e sporadicamente alcune onde si infrangono sulla barca alzando schizzi di acqua fetida che non sai se ringraziare perché alleviano un po’ il caldo o maledire per il ricettacolo di batteri che contiene.

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Si son fatte ormai le 10 circa, e finalmente riusciamo ad entrare: l’impatto è quello di un parco a tema thai ma, scherzi a parte, il posto è davvero spettacolare: a partire dal buddha lungo 40 metri continuando per le varie guglie decorate. Dopo un paio d’ore di esplorazione decidiamoche è ora di mangiare, nonostante il leggero jet lag ci dia qualche problema. Mangio un riso fritto con gamberi molto buono ma che non riesco a gustare appieno proprio per il caldo e il jet lag.

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Finito di mangiare ci dirigiamo alla volta del wat arun che sta dalla parte opposta del fiume Chao Phraia. Il posto è meraviglioso: su una base bianca sono applicati innumerevoli cocci di porcellana e vetro, l’effetto è incredibile. Spossati dal caldo beviamo qualcosa e mangiamo un’ananas intero. Tornando verso l’hotel facciamo tappa al Lumphini Park, dove incrociamo ben due varani.

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La sera abbiamo mangiato in un ristorante tipico a pochi passi dall’hotel, una squisita pasta di riso con i gamberi e dei gamberi fritti. Distrutti dal caldo e dal jet lag alle 22 siamo già nel letto, lo skybar dell’hotel aspetterà. 

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