Giorno 173: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 5 di 10

Giorno 6

Dopo una lunga e meritata dormita ci avviamo con calma verso la nostra prossima meta: Borgarfjörður Eystri, dove presumibilmente vedremo le pulcinelle di mare. La pioggia oggi purtroppo ci accompagnerà sempre, quindi non farò molte foto. Ci dirigiamo verso la prima tappa del viaggio, la cascata con la portata maggiore d'Islanda: Dettifoss.

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Il posto è reso ancora più drammatico dal meteo, il colore della cascata è sul marrone scuro, il rumore forte e allo stesso tempo cupo. Alza una copiosa quantità di acqua (che scopro  in seguito essere mista a cenere vulcanica) e per fare una foto mi lavo completamente, a causa dei continui cambi di direzione del vento. Riprendiamo il cammino per vedere la cascata che precede quella appena descritta, ma infreddolito e un po' preoccupato per l'attrezzatura non faccio foto. Dopo ore di auto dove veniamo deliziati da paesaggi lunari e alieni, sempre in compagnia della pioggia. 

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Arriviamo alla destinazione finale, lasciamo velocemente le valigie in albergo e ci mettiamo alla ricerca dei simpatici pennuti, purtroppo senza successo. Ci riproveremo domani mattina. 

Giorno 7

La sveglia suona presto rispetto al solito, è forse l'ultima occasione che ci resta per vedere le pulcinelle di mare. Ci vestiamo in fretta e facciamo una colazione leggera, dopodiché ci mettiamo in auto. Il tragitto è piuttosto corto, la mia tensione è alta: siamo in questo paese sperduto fra i fiordi islandesi unicamente per questo momento. L'insuccesso della sera precedente mi ha un po' scoraggiato e non preparo subito la reflex. Parcheggiamo nel porticciolo adiacente, e vedo una figura familiare, con le sue zampette da papera e le ali che sbattono velocemente. Sono loro.

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Preparo la reflex, scendo dall'auto e salgo la scalinata che porta sulla scogliera. Sono nella piccola baia di fronte, una trentina. D'un tratto ne sbuca una da una tana. Il simpatico volatile è alto circa 35-40 centimetri, bianco e nero con un becco grosso e colorato. Alzo la reflex e faccio una raffica di una trentina di foto. La pulcinella spicca il volo e la tensione si scioglie, esultiamo per essere riusciti in uno degli obbiettivi del viaggio. Nella mezz'ora successiva le pulcinelle di mare si alternano spesso e faccio un sacco di foto. Soddisfatti, torniamo in albergo per fare le valigie e continuare il nostro giro dell'Islanda, oggi inizieremo l'esplorazione dei fiordi orientali.

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Il tragitto è facile, con una bella strada e delle curve fantastiche, i piccoli paesi che attraversiamo non sono granché, fatta eccezione per Seyðisfjörður dove troviamo una chiesa turchese, una strada colorata e un negozio ricoperto interamente di murales.

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Nel tornare indietro da questo paesello ci fermiamo per ammirare una delle tante cascate islandesi, Gufufoss.

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Riprendiamo la strada passando da un fiordo all'altro, la nostra guida ci segnala un posto interessante, ma una volta fermati, non riusciamo a trovarlo. Probabilmente dovremmo fare un po' di trekking. Mentre camminiamo non ci accorgiamo che siamo proprio sopra un campo di mirtilli selvatici. Durante il tragitto ci fermiamo per una squisita fetta di torta, per arrivare poi all'ultimo gruppetto di case della giornata. La vista dal porto è spettacolare, per cui ci fermiamo per fare una foto.

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Cerchiamo un posto per cenare in questo paese, ma con scarso successo, per cui torniamo dove abbiamo fatto merenda. L'unico piatto disponibile era la zuppa di asparagi e broccoli, e chi mi conosce bene, sa cosa ne penso. Arriviamo a destinazione e scarichiamo le valigie. La sera è prevista l'aurora boreale, purtroppo però le moltissime nuvole che coprono il cielo non ci aiutano per niente.

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Domani continueremo l'esplorazione dei fiordi orientali, per arrivare in serata all'inizio della costa sud.

Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebooked Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!

Giorno 172: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 4 di 10

Ci alziamo presto e partiamo immediatamente per la "capitale del nord": Akureyri. E' la più grande città della parte settentrionale dell'isola, ma definirla "capitale" per chi è abituato l termine, fa quasi sorridere.

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È un grande paese portuale, che non supera le dimensioni di una cittadina medio-piccola in Italia. Detto questo però, fra le sue attrazioni troviamo una chiesa fatta dallo stesso designer che della Hallgrímskirkja di Reykjavìk, un giardino botanico e un grande museo circolare, che fotografo solo dall'esterno.

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Ci fermiamo qualche ora, e subito dopo pranzo partiamo alla volta di Goðafoss. Dalla strada si vede l'acqua nebulizzata dalla forza della cascata, ed una volta arrivati la potenza e la maestosità del posto lascia letteralmente a bocca aperta.

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I colori che crea nella parte sottostante sembrano quasi innaturali: dal blu al turchese, passando per un verde quasi fosforescente delle alghe sulle sponde, il tutto contornato da rocce laviche e una sabbia granulosa e nera. La giro in lungo e in largo per ottenere la miglior foto possibile sia della cascata, aiutato dai miei compagni di viaggio per farmi fare una foto.

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Dopo circa un'ora e mezzo riprendiamo la nostra Vitara e ci spostiamo nella zona del Myvatn, dove si alternano campi di lava sterminati a zone paludose molto estese e suggestive.

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Non facciamo in tempo a scendere dall'auto che nuvole di moscerini si levano in volo ed iniziano a darci un po' fastidio.

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Il giro dura circa una mezz'ora ma è molto bello, se andate consiglio vivamente di farlo. Per arrivare a Husavìk, dove alloggeremo la notte, il paesaggio varia moltissimo: si passa da posti dove sembra di stare nel deserto del Nevada, ad altri dove sembra di essere in toscana.

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Husavìk ci accoglie con una nuvola bassissima che crea uno scenario che sembra uscito da un libro di Stephen King, ma oltre a questo non ha molto da offrire: l'unica attrattiva è l'osservazione delle balene, ma nonostante ci siano parecchie compagnie che danno questa possibilità, il costo è particolarmente elevato e, avendole viste nei giorni precedenti, decidiamo di evitare la spesa.

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Mangiamo vicino al porto un panino con un filetto di pesce (piuttosto che la solita zuppa di pesce, va bene anche una cosa così) e poi ci spostiamo verso l'ostello, che dista circa 20km dalla cittadina, immerso nel nulla. 

Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebook ed Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!

Giorno 171: QUALE PARTE DI EYJAFJALLAYÖKULL NON TI È CHIARA? 3 di 10

Giorno 3

Ci alziamo con calma e procediamo verso la nostra prossima meta: Ólafsfjörður. Il tragitto è lungo, cinque ore e circa quattrocento chilometri, con poca possibilità di sosta, l'ostello chiude il check in alle 17. Durante tutto il tragitto il panorama è sempre spettacolare ma sempre abbastanza monotono.

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Ci fermiamo per fare qualche foto a delle chiese sperdute in mezzo ai fiordi, e mentre la strada si alterna fra asfalto e sterrato il cielo alterna sole pieno a scrosci di pioggia che a tratti regala dei meravigliosi arcobaleni che iniziano nel mare e finiscono fra le montagne.

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Per pranzo ci fermiamo a Hvammstangi, dove consumiamo un frugale pasto a base di pane, formaggio e una sorta di prosciutto non molto saporito. Nella piazza davanti al porto vediamo del pesce appeso su una staccionata a seccare e dopo poche foto, ripartiamo per la nostra meta. 

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Ci fermiamo solamente per visitare un piccolo museo che mostra una fattoria tipica islandese: i tetti fatti con la torba e l'interno austero e spoglio.

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Arriviamo a destinazione e scopriamo che l'unico ristorante aperto, è situato nel paese precedente, ovvero a Siglufjörður. Dopo la solita zuppa di pesce, torniamo alla base per dormire e prepararci al giorno successivo, quando andremo oltre il circolo polare artico.

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Giorno 4

La sveglia suona presto: il traghetto che ci porterà a Grimsey, parte alle 9. Riusciamo a fare un'abbondante colazione prima di caricare le valigie in auto. Arriviamo al porto in perfetto orario, l'aria è frizzante, siamo carichissimi.

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Le tre ore di nave purtroppo sono un po' traumatiche per tutti, lo stomaco ci si rivolta un po' contro e la prima cosa che facciamo una volta scesi è andare a prendere un the caldo. Sull'isola son presenti una quantità spropositata di gabbiani, sterne e pulcinelle di mare.

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I primi due non fatichiamo a vederli, mentre le pulcinelle di mare sono sfuggenti e difficili da vedere. Purtroppo non riesco nemmeno a fotografarle. Le scogliere a strapiombo sul mar glaciale artico sono meravigliose, lo sfondo è inoltre arricchito dalla presenza dell'islanda e dei gabbiani sulle pareti rocciose.

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In circa un'ora di cammino arriviamo fino alla punta più estrema dove troviamo una sfera di cemento che simboleggia il passaggio del circolo glaciale artico.

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Tornando indietro lo stomaco si riassesta il tanto che basta da riuscire a mangiare, e il viaggio di ritorno risulta decisamente più gradevole. La sera mangiamo a dalvík un ottimo salmone affumicato che però non è altrettanto abbondante. Dopo aver fatto qualche foto al paese, ci corichiamo.

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Il viaggio ci porterà a percorrere oltre tremila chilometri in auto e più di cento a piedi. Per non perdervi nemmeno una foto seguitemi su Facebook ed Instagram, ricordo inoltre che se vi piace qualche foto potete contattarmi per averne una copia stampata!